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L’inizio della Coppa dei Campioni

Il 4 settembre 1955, all’Estadio Nacional di Lisbona, prese il via la competizione che sarebbe diventata il più grande torneo calcistico per club del pianeta. Fino a quel giorno, i club del Vecchio Continente si affrontavano tra loro soltanto in amichevoli o in tornei regionali che, sebbene abbiano lasciato un segno nella storia – come la Coppa Mitropa – non si svolgevano sotto l’egida della UEFA, e non vi potevano partecipare squadre provenienti da tutti i paesi del continente.

Come era già avvenuto a livello di nazionali, anche nel calcio per club fu il Sudamerica a indicare la strada. A partire dal 1948, cioè dopo la Seconda Guerra Mondiale ma prima dell’organizzazione del quarto Mondiale in Brasile, si svolse il Campeonato Sudamericano de Campeones, una competizione che ebbe una fine ingloriosa, prima che l’ispirazione europea portasse alla creazione di un torneo destinato a diventare noto come Copa Libertadores. Tuttavia, il primo tentativo di organizzare una competizione internazionale per club in Sudamerica fu la base d’ispirazione per il giornalista francese Jacques Ferran, il quale propose l’istituzione di una simile manifestazione anche in Europa.

Così, al Congresso UEFA del 1955, si decise l’inizio di questa nuova competizione, che tuttavia partì senza la partecipazione di club sovietici e inglesi, due delle grandi potenze calcistiche dell’epoca. Complessivamente, furono 16 le squadre partecipanti alla prima edizione della Coppa dei Campioni – com’era allora chiamata – provenienti da 16 paesi diversi. Di queste, solo 7 avevano conquistato il campionato nazionale nel 1955. Fu anche l’unica volta in cui un club del Saarland, territorio poi assorbito dalla Germania Ovest, prese parte a una competizione europea per club.

In un formato a eliminazione diretta con partite di andata e ritorno, le 16 squadre vennero accoppiate tramite sorteggio. Il primo incontro fu fissato per il 4 settembre 1955. In piena dittatura dell’Estado Novo di Salazar, lo stadio nazionale di Lisbona ospitò questa partita. In un contesto diverso da quello della vicina Spagna, dove il dittatore Franco aveva fatto giustiziare la dirigenza democratica del club della capitale e vi aveva insediato uomini fedeli al regime, in Portogallo Salazar non legò il proprio nome a nessuna squadra in particolare, potendo così “più liberamente” raccogliere gloria dalle vittorie di tutti i club, come accadde in modo emblematico con il Benfica dei primi anni ’60. Lo Sporting, club della borghesia media e alta di Lisbona, contava tra i suoi sostenitori persone legate al regime, senza però un coinvolgimento diretto. Fino a quella stagione, lo Sporting disputava le sue partite all’Estadio Nacional, prima di inaugurare il proprio stadio – intitolato al fondatore José Alvalade – nel giugno 1956. Partecipò alla prima edizione della Coppa dei Campioni in qualità di terza classificata del campionato portoghese.

Avversaria in questo storico incontro fu la Partizan, squadra di Belgrado nata dalle macerie della Seconda Guerra Mondiale, sotto la gestione del neonato esercito jugoslavo. Poco prima di compiere dieci anni dalla sua fondazione, la Partizan – sebbene fosse giunta quinta nell’ultimo campionato jugoslavo – rappresentava la propria nazione nella grande competizione europea.

Questa prima partita fu certamente ricca di emozioni e di gol. Martins, centravanti dello Sporting, segnò al 14° minuto il primo gol nella storia della competizione, prima che Milutinović, schierato mezzala destra per gli ospiti, pareggiasse prima della fine del primo tempo. Al 50°, il terzino sinistro dei padroni di casa, José Galaz, fu espulso con cartellino rosso, e Milutinović segnò di nuovo per la Partizan. Lo Sporting pareggiò con Quim al 65’, la Partizan tornò in vantaggio con Bobek al 73’, e Martins chiuse la girandola di gol al 78’, fissando il risultato sul 3-3.

Le due squadre si incontrarono nuovamente il 12 ottobre a Belgrado. Lì, la Partizan vinse 5-2 e passò il turno, affrontando poi la futura campionessa Real Madrid, contro la quale perse 4-0 al Bernabéu, e il 3-0 di Belgrado non bastò per evitare l’eliminazione.

Dalla stagione successiva, 1956-57, solo le squadre campioni nazionali parteciparono alla grande competizione, con l’eccezione dei detentori del titolo. Così, lo Sporting e la Partizan dovettero attendere anni prima di ritornarvi. Lo Sporting vinse il campionato del 1958, mentre la Partizan quello del 1960.

Le due squadre si ritrovarono nella Coppa dei Campioni del 1961 – con lo Sporting partecipante in quanto secondo classificato, dal momento che il Benfica, campione in carica, aveva vinto l’edizione precedente della Coppa. Anche in quell’occasione, la Partizan ottenne la qualificazione con un pareggio in trasferta (1-1) e una vittoria in casa (2-0), mentre nel 2002 le due squadre si affrontarono nella Coppa UEFA: la Partizan vinse 1-3 in Portogallo, e la partita di ritorno a Belgrado terminò 3-3, portando il club bianconero di Belgrado a mantenere il record perfetto di qualificazioni contro il suo primo avversario nella storia delle competizioni europee.

La Coppa dei Campioni fu successivamente rinominata Coppa dei Campioni d’Europa, il trofeo cambiò aspetto con gli anni, e la competizione si evolse infine nella UEFA Champions League – il torneo che rappresenta l’apice della gloria per ogni calciatore a livello di club.