Press "Enter" to skip to content

Union Saint-Gilloise – La storia contraddittoria degli Unionistes

Il 1° novembre 1897 il Belgio si trovava sotto il dominio del monarca Re Leopoldo II, uno dei più efferati colonialisti che abbiano mai camminato sul nostro pianeta. Pochi mesi prima, Leopoldo aveva osato portare a Bruxelles 267 congolesi per esporli davanti alla folla cittadina, costruendo per loro capanne di canne, come nella loro terra d’origine, nonché un grande ponte in legno sopra i laghi reali, affinché il pubblico dei visitatori potesse avere una migliore visuale sulla vita degli abitanti dei territori africani conquistati. Tali erano i costumi europei dell’epoca, che in totale 1,3 milioni di belgi si riunirono per assistere a questo “spettacolo”. Nello stesso periodo, dal 10 maggio all’8 novembre, si svolgeva a Bruxelles l’Esposizione Internazionale, un evento colossale che prevedeva uno spazio espositivo immenso e edifici costruiti appositamente per l’occasione, allo scopo di sottolineare la potenza del Paese dell’Europa settentrionale e il suo status di grande potenza economica.

Per quanto riguarda il calcio, la sua prima apparizione nel Paese risale agli anni 1860, quasi contemporaneamente alla fondazione della Federazione inglese. Intorno al 1880, i primi club calcistici con una storia continuativa furono fondati nei porti fiamminghi del Nord, grazie al contatto più diretto con la capitale dello sport, mentre nel 1895 venne fondata la Reale Federazione Calcistica. La nascita della federazione favorì la diffusione dello sport oltre le classi privilegiate, portando anche alla sua espansione geografica nei quartieri operai di Bruxelles e di altre città industriali.

Un quartiere di Bruxelles con una forte componente operaia è Saint-Gilles, un Comune situato nella parte sud-occidentale della capitale, dove l’elemento francofono prevale su quello fiammingo. Il nome gli fu attribuito dopo l’imposizione del potere francese, nel 1795, poiché in precedenza si chiamava Obbrusselsche, che in traduzione diretta significa “Bruxelles Alta”. Fino agli anni 1850, Saint-Gilles non era altro che un piccolo villaggio, ma dal 1860 in poi vi si stabilirono, tra gli altri, numerosi immigrati. L’intensa attività economica, che comprendeva non solo professionisti di ogni tipo, ma anche industrie, mulini e altre unità produttive, trasformò questo sobborgo nella zona più densamente popolata dell’agglomerato urbano della capitale belga. Oggi è l’area con la più alta densità di immigrati, mantenendo una marcata componente operaia nella sua composizione demografica.

Così, nel periodo di sviluppo del calcio e della fondazione dei club, un gruppo di amici che era solito giocare a pallone decise di fondare il club del proprio quartiere, il 1° novembre del 1897. Il nome scelto fu Royale Union Saint-Gilloise. Un anno dopo, l’Union divenne membro della neonata federazione sportiva, ricevendo il numero 10 come matricola.

L’Union si affermò fin da subito come una delle grandi potenze del calcio belga, conquistando il suo primo campionato nel 1904, e durante quel primo decennio d’oro del XX secolo vinse in totale 6 titoli, i primi 4 consecutivamente, ponendosi all’avanguardia dello sport a livello nazionale. Nel decennio successivo vinse un altro campionato e 2 coppe, e fino alla Seconda Guerra Mondiale fu la locomotiva del calcio belga per club, conquistando in totale 11 titoli nazionali. È significativo che ancora oggi questi 11 campionati collocano l’Union al 3° posto nella classifica dei titoli vinti, dietro all’Anderlecht (34) e al Club Brugge (19), mentre l’unica altra squadra ad avere una stella sopra lo stemma è lo Standard Liège (10).

Dopo la Prima Guerra Mondiale, l’Union, che continua a essere protagonista, si trasferisce anche nel suo storico stadio, il Parc Duden. Il Parc Duden si trova nel Comune di Forest, ma costituisce una vasta area verde a sud-ovest di Saint-Gilles. Prima di stabilirsi al Parc Duden, l’Union aveva cambiato diversi campi da gioco, sia a Saint-Gilles sia nel centro di Bruxelles. Tuttavia, dal 1919, questo è il suo stadio naturale e conserva ancora oggi un’aura e un romanticismo che richiamano quelle epoche. Nel 1933, il Parc Duden venne ribattezzato Stade Joseph Marien, in onore del presidente del club per molti anni.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, l’Union perde gli antichi fasti, non riesce a conquistare alcun titolo e il massimo risultato è la partecipazione alle semifinali della seconda edizione della Coppa delle Fiere, dove fu eliminata dal Birmingham City. Tuttavia, dalla metà degli anni ’60 comincia un lungo declino che ridusse drasticamente la forza del club, portando alla retrocessione in Seconda Divisione nel 1965. Dopo diversi saliscendi, la retrocessione del 1973 si rivelò determinante per il cammino dell’Union nei decenni successivi. Soltanto due anni dopo arriva un’ulteriore retrocessione in Terza Divisione, e il percorso discendente culmina con la discesa in Quarta Categoria alla fine degli anni ’70.

A metà degli anni ’80, le speranze di riportare il club ai suoi antichi splendori si ravvivarono, con due promozioni consecutive fino alla Seconda Divisione, ma non vi fu alcun seguito. Da allora in poi, l’Union restò una squadra che oscillava tra la seconda e la terza serie, per circa trent’anni. Il punto più basso di questo lungo cammino arrivò nella stagione 2012-13, quando lo storico presidente Enrico Bove, tornato dopo una breve dimissione, portò con sé un “gruppo di investitori” che sulla carta prometteva molto, con l’intento di far rinascere il club. Invece, il cammino sportivo fu deludente, con l’Union che concluse al 17° posto della Terza Divisione. Alla fine, si salvò solo grazie alla scoperta di scandali economici che coinvolgevano il KVK Tienen, squadra che fu retrocessa al suo posto.

Il ritorno allo status storico del club arrivò infine molto recentemente, quando Tony Bloom, presidente del Brighton, acquistò il pacchetto di maggioranza delle azioni, con l’attuale presidente Alex Muzio come socio nell’investimento. Dopo la promozione del 2015, stabilizzatasi in Seconda Divisione, l’Union cominciò a lottare per tornare ai vertici. In una stagione che sembrava un campionato argentino (con apertura e clausura), l’Union concluse al 2° posto nel “mezzo” torneo e al 3° nell’altro mezzo, perdendo così l’occasione di accedere agli spareggi promozione. Invece, nel bizzarro sistema belga, prese parte ai playoff che assegnavano un biglietto europeo per l’Europa League, senza però successo. È comunque degno di nota che, in questo mini-torneo, l’Union restò imbattuta in casa.

Le stagioni successive e la pandemia rallentarono il raggiungimento del sogno del ritorno, ma infine, il 13 marzo 2021, battendo il Molenbeek in una partita casalinga, l’Union tornò nell’élite dopo 49 anni!

Il ritorno nella massima categoria fu travolgente: già a ottobre l’Union salì in cima alla classifica e vi rimase fino a maggio. Tuttavia, il cammino negativo nei playoff non completò il miracolo. Nonostante ciò, l’Union, nella sua prima stagione di nuovo in Prima Divisione, realizzò qualcosa di impensabile: la qualificazione alla Champions League. Un successo che trovava un solo precedente in quella surreale cavalcata del Kaiserslautern nella Bundesliga del 1998.

Il ritorno alle competizioni europee non fu coronato da successo, ma la stagione 2022-23 fu ancora più folle per l’Union. Nella stagione regolare del campionato l’Union concluse al secondo posto, a pari punti con la capolista Genk, con 23 vittorie, 6 pareggi e 5 sconfitte. Tuttavia, l’evento più storico si verificò nei playoff tra le prime tre squadre, che assegnavano il titolo e i biglietti europei. Vi partecipavano, oltre all’Union, Genk, Antwerp e Club Brugge. Alla fine della quinta giornata dei playoff, l’Union era a quota 46 punti, al pari dell’Antwerp, che però partiva indietro rispetto alla classifica della stagione regolare, mentre la Genk ne aveva 45 e il Club Brugge 33. Nell’ultima giornata, l’Union avrebbe affrontato in casa il Club Brugge, mentre la Genk ospitava l’Antwerp.

Le due partite si disputavano in contemporanea e, per la maggior parte del primo tempo, il risultato era fermo sullo 0-0. Tuttavia, allo scadere della prima frazione, a Genk, i padroni di casa passarono in vantaggio con Arokodare, balzando così in testa alla classifica. Con l’inizio del secondo tempo, però, fu Adingra a segnare per l’Union, riportando la sua squadra in cima. Quel giorno, il trofeo del campionato si trovava a bordo di un elicottero che lo trasportava allo stadio della squadra che, in base all’andamento delle partite, risultava essere al comando. Così, per gran parte del secondo tempo, il trofeo si trovava non solo metaforicamente, ma anche letteralmente al Joseph Marien.

A Genk, Kerk pareggiò per l’Antwerp al 58’, ma al 75’ Heynen riportò avanti i padroni di casa. Entrambi i gol non mutarono la situazione in vetta, poiché l’Union, con i suoi 3 punti, non era minacciata da nessuno. Tuttavia, all’89° minuto della partita del Joseph Marien, Homma pareggiò per il Club Brugge, facendo scivolare l’Union dietro al Genk, che in quel momento era in vantaggio. Addirittura, al 93’, Noa Lang segnò un altro gol per gli ospiti, ponendo fine ai sogni dell’Union. Un minuto dopo, con l’Union ormai fuori dai giochi, Alderweireld segnò per l’Antwerp, portando così la sua squadra in testa!

Al Joseph Marien c’erano ancora 6 minuti di recupero e, nella situazione che si era venuta a creare, bastava un solo gol dell’Union per farle vincere il titolo… Alla fine, invece, fu Sandra a segnare ancora per il Club Brugge e l’elicottero lasciò lo stadio per andare a consegnare il trofeo ai nuovi campioni, l’Antwerp.

Questo esito, oltre alla delusione per la perdita del titolo, costò all’Union anche l’accesso alla Champions League, visto che concluse il campionato al 3° posto. Tuttavia, nella stagione successiva, la partecipazione all’Europa League la mise di fronte a Liverpool, Toulouse e LASK, con i tifosi dell’Union che dominarono nettamente il tifo ad Anfield, mentre nella partita disputata in Belgio arrivò anche la storica vittoria per 2-1 contro il Liverpool.

Nella stagione 2023-24, però, il momento più grande arrivò il 9 maggio, in quella serata di giovedì in cui si giocò la finale della Coppa. L’Union affrontava il demone della stagione precedente e, con un gol di Machida nei minuti di recupero del primo tempo, vinse 1-0 la grande sfida, conquistando la sua terza Coppa della Storia. Era la prima Coppa dopo 110 anni e il suo primo titolo dopo 90 anni! L’Union arricchiva nuovamente il proprio palmarès, dimostrando che la Storia può essere riscritta da dove si era interrotta a metà del XX secolo.

Il cammino del club, attraverso l’inevitabile cambiamento e ammodernamento cui deve sottoporsi, è difficile, poiché questo ha un impatto sul rendimento sportivo. Tuttavia, è motivo di speranza il fatto che l’orgoglio e l’anima del quartiere operaio di Bruxelles – che raccoglie tifosi con caratteristiche apertamente antifasciste, in una delle poche curve in piedi rimaste in Europa (che, comunque, stanno lentamente tornando) – possa ritrovare la via per un’affermazione stabile e duratura nell’élite del calcio nazionale ed europeo, riempiendo di nuove stelle la maglia e la storia della Vecchia Signora del calcio belga!